Il motto latino vanitas vanitatum et omnia vanitas fa da sottofondo all’intera opera di Nicola Samorì. I suoi memento mori sono cupi e angoscianti come quelli della grande pittura del Seicento. Tuttavia l’idea della morte a cui Samorì rimanda, non è quella del lento e inesorabile svanire della vita, ma di un trapasso fragoroso e disordinato, che impone prepotentemente tutto il non senso dell’esistenza umana.
Nicola Samorì si accanisce contro la parte più fragile e vulnerabile della figura umana, contro ciò che differenzia gli uomini gli uni dagli altri e li rende riconoscibili: il volto. Questo viene dilaniato e profanato in maniera ingiuriosa con un gesto furioso e dirompente. I volti squarciati e dissolti  mostrano in maniera eclatante tutta la tragica inconsistenza dell’identità dei soggetti.

Il teschio, simbolo per antonomasia della vanitas, possiede pur sempre una traccia di positività. Conserva i tratti del volto umano, rimanda chiaramente a ciò che è stato. La vanitas rappresentata da Samorì è, invece, radicale, assoluta e senza possibilità di scampo. I volti scarnificati mostrano il nulla celato sotto al sottile strato di vernice. Niente resta dopo che la superficie epidermica del volto è stata strappata via. Nessuno scheletro o struttura ossea, nessun residuo antropomorfo, ma solo la traccia del violento passaggio della mano dell’artista. Nicola Samorì si scaglia contro l’immagine da lui stesso creata, lacera la menzogna di cui è responsabile. Con i volti va in frantumi il fragile equilibrio dell’apparenza dell’immagine. Tutto viene fatto precipitare nell’oscuro abisso dell’amorfo e dell’indifferenziato.
Ciò che strazia e genera clamore nei lavori di Nicola Samorì è il suo agire infido. L’inganno estetico dell’immagine è realizzato secondo i canoni del realismo della pittura classica. Allo stesso tempo però è mostrata rabbiosamente la falsità di ciò che viene proposto.
L’inquietudine suscitata dalle opere di Samorì è il risultato di un’azione profondamente negativa. Traumatica, ma condizione necessaria di ogni libertà.

via Artwort

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