La novecentesca questione del “dominio della tecnica”, con i suoi Heidegger, Gehlen, Jünger, si è evoluta nel nostro secolo in “dominio della tecnologia”.

Questa trasformazione sembra aver avuto effettivamente i caratteri di una evoluzione: la rozza tecnica, avrebbe acquisito il logos, sarebbe divenuta tékhne-logìa, tecnica razionale. L’uomo, d’ora in poi sarebbe stato sottomesso non più a delle semplici macchine, ma a delle macchine “intelligenti”.La razionalità della tecnica evolutasi in tecnologia si manifesterebbe però solo nell’efficienza ed efficacia dei mezzi e non nell’individuazione dei fini.

È all’interno del mondo tecnologizzato, digitalizzato e virtualizzato che Enrico Boccioletti porta avanti la propria ricerca estetica. I suoi lavori sono una reazione al non senso provocato dell’eccesso di informazioni. Le sue opere sono un tentativo frenetico di organizzare una realtà che eccede, soffocando ogni possibilità di riflessione. Boccioletti tenta di creare dei punti di resistenza a questo potere distruttivo e annichilente.
L’incontenibile flusso di informazioni, di merci, di impulsi, moltiplicati esponenzialmente dalla virtualità e dalla multimedialità ha travolto la fragile linea del senso tracciata nella realtà dall’intelletto umano.
Lacerato tra il reale e il virtuale, tra l’on-line e l’off-line, frantumato dalla multimedialità, digitalizzato, il Sé collassa, fino a perdere il proprio carattere “umano”.

Le composizioni di Boccioletti sono fredde e asettiche, di una staticità e pulizia conturbante. Il rigore formale delle composizioni presenti in Angelo Azzurro o quelle esposte in Nothing to See Here lascia intravedere le inquietanti incongruenze di una razionalità maniacalmente perfezionista, che è ricaduta su se stessa e non ha più nulla di umano. È una razionalità che divora anche se stessa.

La presenza degli uomini in Content-Aware è appena percepibile, ridotti ad orme evanescenti, sono privati di ogni sostanzialità, completamente assimilati all’ambiente e determinati dagli oggetti da cui sono circondati. Soggetti che credono di possedere oggetti, che in realtà ne sono posseduti. Gli individui ritratti non sono assolutamente capaci di dominare, ma neanche di imporre alcuna separazione tra sé e il mondo, di attestare la propria autonomia individuale.
In Retina, con rabbiosa ironia, Boccioletti strappa le interfacce digitali alla loro dimensione immateriale e le cala nella materia, infierendo, spiegazzando e sgualcendo ciò che solitamente appare assolutamente nitido e luminoso. È l’irruzione del “tocco umano”, il tentativo di cogliere la sfida di una “politica del tempo”.

via Artwort

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