È sospetta la sincerità con cui alcuni registi, proclamati campioni di sensibilità, fanno appello ai nostri sentimenti, ci invitano a sognare una bellezza vaga e indefinita, emozioni eteree e inconsistenti, la cui semplicità, che in realtà è soltanto povertà, tradisce tutta la loro aridità poetica.
In quanto categorizzazione forzata e violenta che non bada alla complessità degli individui, l’assoluta superficialità intellettuale, l’armonizzazione apparente che nasconde la violenza operata che si intravede tra le crepe di una composizione posticcia,  film quali Eternal sunshine, Il favoloso mondo di Amélie, I Tenenbaum, L’arte del sogno sono barbarie.

I soggetti irreali, stereotipati, delineati con pochissimi tratti di personalità, i messaggi semplici e univoci che in alcuni casi fin dal titolo non lasciano nessuna possibilità di fraintendimento ( il mondo di Amélie deve essere “favoloso”), rendono questi film sterili come vecchi film di propaganda. Tutto deve essere chiaro ed immediatamente fruibile. Sono prodotti commerciali rivolti a individui standardizzati, svuotati di ogni autonomia, che arrancano una sensibilità di cui non sono capaci, che trovano quindi appagamento in prodotti artificiosamente costruiti per soddisfare un desiderio di poeticità tanto vago, quanto falso.

L’atmosfera sognante non emerge nel corso della narrazione, non è mai prodotta dalla organizzazione degli elementi del film, ma è sempre facilmente rintracciabile in espedienti tecnici e narrativi delegati a rendere il tutto “fantastico” e “onirico”. Il risultato è irritante e snervante come una evidente menzogna difesa strenuamente senza argomenti. È kitsch!

L’ordinata scompostezza, la tenera follia dei personaggi devono contribuire alla languida piacevolezza, a rasserenare l’animo dello spettatore. Perfino gli eventi tragici devono risultare graziosi. Ogni possibilità di inquietudine deve essere immediatamente riassorbita. Comicità e tragicità, tensioni e dissonanze sono bandite. Bellezza, sentimento ed ironia sono dominati da una insulsa mediocrità. Ogni particolare viene smussato e levigato con attenzione e precisione. Più che opere d’arte, i film di Wes Anderson, di Gondry, di Jeunet sono  marketing, lunghi spot pubblicitari.
Il carattere piacevole e riconciliante di questi film è un tratto tipico della cultura ideologica e totalitaria: essa è rassicurante nella misura in cui annulla il pensiero.

Amelie

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