Sono colui la cui vita e la cui anima sono tormento.

Sono colui la cui vita e la cui anima sono tortura.

In questa vita bella e serena

Mi è concesso solo di soffrire.

Perché?

 

Sayat Nova

Il regista dissidente ucraino Sergej Paradzanov gira nel 1969 Sayat Nova, un film biografico sul più importante poeta della letteratura armena. Il film si imbatterà immediatamente nella censura sovietica. Le autorità ne impediranno dapprima l’uscita, successivamente permetteranno la proiezione del film solo dopo averlo pesantemente tagliato e modificato nel montaggio. Sarà cambiato anche il nome in Il colore del melograno.

Sergej Parajanow traccia nel suo film il percorso biografico del poeta armeno attraverso una successione di episodi costruiti come tableau vivant, rappresentati con solennità liturgica.  La composizione dell’immagine è strutturata con rigore, l’azione si svolge seguendo un ritmo preciso e definito. La ripresa frontale delle scene ne esalta il carattere rituale: la scena viene eseguita come su un altare.

La cadenza delle scene, la potente forza evocativa delle immagini, la non discorsività della narrazione, allontanano il film di Parazdanov dalla prosa, avvicinandolo alla poesia: il Colore del Melograno è da considerarsi un film in versi.

I colori luminosi, accesi e saturi abbagliano lo spettatore, il quale viene travolto e stordito dalla esagerata stimolazione sensoriale, restituendo così tutta l’inquietudine del poeta, il cui percorso esistenziale si costituisce come una lotta epica. La poetica di Sayat Nova, le immagini del film sono un coagulo di forze, di tragiche resistenze, di irrequieta e tormentata sofferenza.

Erotismo, amore, religiosità sono vissuti drammaticamente dal poeta, il cui slancio vitale, la inappagabile sete di conoscenza e la costante presenza della morte gli impediscono di arrestarsi nel suo percorso, spingendolo continuamente ad andare oltre.

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