L’opera del collettivo ZimmerFrei, pur muovendosi all’interno di uno spazio estetico assolutamente contemporaneo, intercetta e affronta alcune problematiche fondamentali del cinema, proprie della sua archeologia: il rapporto tra cinema e spazio urbano, tra cinema e attori, tra cinema e performance.

Panorami

Nei “panorami” (Panorama Roma, Panorama Bologna, Panorama Venezia, Panorama Hamburg) la destrutturazione, la esasperazione della problematicità degli elementi fondamentali del cinema, tempo, spazio e azione, è evidente. Lo spazio è reso circolare, vorticoso, il tempo è scomposto in due strati sovrapposti, accelerato e dilatato, l’azione è frammentata e resa discontinua, ridotta a singole unità performative.

 

The Hill

The Hill, girato a Copenhagen, “città piatta”, tratta dell’unica altura presente in città.

Il rapporto tra la collina e gli abitanti degli edifici che la circondano è di reciproca determinazione. Nell’affrontare tale rapporto ZimmerFrei attraversa la stratificazione del luogo e dei vissuti.

The Hill è una collina artificiale al cui interno è presente una palestra, sorta nel mezzo di un complesso residenziale, la cui costruzione ha incontrato le resistenze degli abitanti. La resistenza conservatrice si è poi trasformata in resistenza attiva: gli abitanti hanno creativamente adattato la collina alle loro vite e le loro vite alla collina.

The Hill è metafora di uno degli aspetti fondamentali del processo creativo di ZimmerFrei: l’imposizione della collina è immagine dell’intrusione del mezzo cinematografico nei vissuti quotidiani dei personaggi. Essa incontra la loro diffidenza e ostilità, tuttavia divenendo successivamente il mezzo che trasforma il quotidiano nella narrazione, nella letteratura di cui è composta la struttura del film.

L’invadenza della telecamera, della ripresa cinematografica non è risolta mediante un preteso sguardo oggettivo. L’immagine è utilizzata dapprima come supporto al racconto, in seguito il personaggio si introduce spontaneamente, spesso scompostamente, nel campo visivo dell’immagine, impadronendosi della scena e diventando finalmente il protagonista del proprio racconto.

LKN Confidential

In LKN Confidential ZimmerFrei fornisce una immagine della complessità e della organicità di una città quale Bruxelles. Rue de Laeken/Laekensestraat è la fenditura dalla quale scorgere le complesse trame della città.

Grazie ad un accurato e discreto “processo di avvicinamento”, come lo definiscono gli stessi autori, la videocamera diviene mezzo di conoscenza. Non di una conoscenza fredda, asettica, che guarda le cose dall’esterno e dall’alto e pretende una obbiettività che quanto più è convinta di possedere, tanto più le sfugge, ma una conoscenza viva e fluida.

ZimmerFrei fissa col suo sguardo cinematografico il particolare, gli si avvicina in maniera così prossima da intercettarne tutte le sue vibrazioni, che, amplificate, si trasformano in slanci poetici.

Agendo mimeticamente, muovendosi dal basso, penetrando lentamente nelle sedimentazioni dei vissuti degli abitanti della rue de Laeken/Laekensestraat, assolutamente privi di un copione e di un piano di regia ZimmerFrei trasforma i racconti di un negoziante di animali in epica, l’elenco della merce di un fioraio, le declamazioni di un anziano signore, che seduto al tavolino di un bar si vanta di non aver mai lavorato in vita sua, in poesia.

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