L’opera di Giulia Cenci è una amplificazione di flebili punti energetici, equilibri precari e fragili residui materiali. Ponendosi al loro interno, strutturandoli e conferendone solidità, viene fornita una rappresentazione mimetica dell’ossimoro. Materializzare l’ombra, dilatare l’agonia dei neon, fissare il momento esatto precedente al collasso: la concretizzazione di ciò che è propriamente immateriale intercetta uno dei paradossi fondamentali dell’arte: la realizzazione dell’irrealizzabile. L’opera di Giulia Cenci riesce a porsi su quel limite estremo che divide l’essere-ancora della cosa dal suo non-essere-ormai-più.

Rapportandosi criticamente alla materia e agli oggetti del reale le categorie solido-fragile, stabile-precario vengono fatte saltare dialetticamente. Ciò che solitamente appare compatto, massiccio, stabile viene mostrato come frammentato, incerto e pericolante. A spezzare il fiato è il carattere esiguo dell’intervento dell’artista sul materiale, il quale, colpito nell’esatto punto nevralgico, ne risulta profondamente sconvolto.

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