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La ricerca sonora di Mario Bertoncini è fondata sulla distruzione, destrutturazione e riassemblamento dello strumento, con l’intenzione di ridurre la mediazione tra esecutore e suono. Lo strumento è interpretato ed eseguito lungo una sezione che lo attraversa trasversalmente. L’esecutore penetra nella struttura stessa degli elementi che compongono lo strumento, sconvolgendone la sua unilateralità.
Poiché lo strumento musicale è il risultato del coagularsi delle convenzioni musicali, ad essere sconvolta nella destrutturazione dello strumento è la stessa musica, la sua idea di esecuzione e di fruizione.

Il tentativo di ridimensionare la presenza invasiva del soggetto nella composizione e nell’esecuzione, elemento presente in tutta la ricerca musicale contemporanea, è perseguito non mediante i modelli tradizionali della aleatorietà (i quali vedono l’utilizzo di strumenti e tecniche casuali che scaricano il soggetto dalle responsabilità compositive ed esecutive), ma riducendo al minimo la distanza tra soggetto e suono così da amplificare la fallibilità umana, che diviene così unico principio aleatorio della composizione.

 

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