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Le anatomie inconsce

L’orrore suscitato dalle Anatomie inconsce non è semplice orrore causato dal repellente, dal deforme e malformato. La puntigliosità nel rappresentare corpi infantili ridotti a rifiuto organico sconvolge per la dissonanza tra l’accurata definizione del particolare e la mostruosa incongruenza del risultato finale. La meticolosa precisione con cui vengono rappresentati quei corpi è quella propria di chi lavorando maniacalmente in maniera troppo ravvicinata, si lascia sfuggire la visione generale ed è ignaro del progetto mostruoso che sta realizzando. Le parti del corpo rappresentate con una precisione chirurgica, risultano alla fine ricomposte in una anatomia logica e strutturata ma assolutamente non conforme.

Quei corpi ricordano gli scarti di laboratorio degli esperimenti mal riusciti realizzati nei lager su bambini ebrei da medici nazisti. L’aspetto diabolico di quegli esperimenti è reso dalla fredda lucidità con cui quei corpi venivano straziati per fini scientifici. Al termine dell’esperimento, non vi era alcun compiacimento perverso o morboso nell’osservare il corpo martoriato, ma solo la fredda constatazione che forse qualcosa era andato storto.

Il dolore che sembra manifestarsi nell’opera di Valentina Bardazzi, non ha nulla di quel dolore definito esistenziale, legato ad una vaga quanto ideologica condition humaine; il dolore qui rappresentato è così pungente perché è la resa mimetica di un dolore attuale: quello di chi è soggetto ad un sistema efficiente e razionale nei mezzi, ma assolutamente irrazionale nei fini, quindi mostruoso. Quest’opera si colloca all’interno delle fratture profonde di una superficie che viene fatta passare per liscia ed omogenea; è un’opera intrinsecamente polemica.

Come nelle opere di Beckett, i personaggi tronchi e mutilati, ai quali viene sottratta la sembianza umana pezzo per pezzo, non sembrano essere coscienti di ciò che gli sta accadendo. Le reazioni, le espressioni di quei corpi sempre meno umani somigliano ai moti riflessi di esseri il cui cuore si è già fermato, ai quali però è stata tenuta nascosta la notizia di un trapasso non perfettamente riuscito. I loro tentativi di espressione linguistica sono del tutto inadeguati. Frasi come «bolle e bocche uscivano senza volere» manca totalmente di congruenza; la giocosità di enunciati come questo in un contesto del genere è inquietante. La struttura delle sentenze composte da quei personaggi è giudicabile allo stesso modo della loro struttura fisica: non conforme. Gli strumenti chirurgici utilizzati dallo scienziato diabolico sono stati così efficaci, tanto da sconvolgere non solo l’anatomia ma finanche linguaggio e categorie di pensiero. Quanto più efficaci i mezzi, tanto più assurdi i risultati.

Il sacro

All’occhio mimetico dell’artista, il convenzionale non opera alcun filtro, risulta trasparente. Quello sguardo posatosi sul sacro, legato agli strati più arcaici della soggettività tuttavia oggetto del più feroce convenzionalismo, ha un effetto dirompente: l’osceno, insetti e organi interni divengono icone a cui rivolgere la propria devozione; santi e madonne degradati a rottami; il sacro è eroso dall’interno. L’effetto destabilizzante  non è causato dalla crudezza  o dalla assurdità del rappresentato; lo shock  è prodotto dalla coerenza con cui un insetto, un polmone può divenire oggetto di devozione.

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